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Il mercato dei metalli non ferrosi del London Metal Exchange arriva all’ultima settimana di agosto mostrando un quadro sempre più selettivo e meno uniforme. Dopo una fase estiva nella quale diversi metalli avevano condiviso una tendenza positiva, le ultime sedute evidenziano una crescente divergenza: lo zinco continua a rafforzarsi e si conferma il protagonista del comparto, mentre alluminio, rame, stagno, piombo e soprattutto nichel mostrano segnali di maggiore debolezza nel breve periodo.

La distinzione tra le performance espresse in dollari e quelle convertite in euro è particolarmente interessante. Nell’ultimo mese l’indice complessivo dei non ferrosi risulta invariato in dollari ma in calo del 2,78% in euro, segnalando come il movimento valutario abbia attenuato sensibilmente, per gli operatori europei, parte della forza osservata sui mercati internazionali.

In questo scenario, tuttavia, c’è un metallo che riesce non soltanto a resistere, ma ad accelerare: lo zinco, tema centrale di questa edizione della newsletter.

In Dollari Lo Zinco Domina Il Mercato

Osservando innanzitutto le quotazioni LME Cash espresse in dollari, il quadro generale appare sostanzialmente neutrale. L’indice aggregato dei metalli non ferrosi si attesta a 3.200 punti, senza variazioni nell’ultima settimana, nelle due settimane, nelle tre settimane e nell’ultimo mese.

Dietro questa apparente immobilità si nascondono però movimenti molto differenti.

Lo zinco rappresenta nettamente la performance migliore del gruppo. Con una quotazione Cash di 3.980 $/t, il metallo guadagna il 2,71% nell’ultima settimana, il 5,15% nelle ultime due, il 7,26% nelle ultime tre e soprattutto il 9,55% nell’arco di un mese.

È una progressione particolarmente significativa perché non deriva da un singolo movimento improvviso: l’accelerazione aumenta progressivamente allargando l’orizzonte temporale. La sequenza +2,71%, +5,15%, +7,26% e +9,55% descrive un trend rialzista strutturato, coerente con le tensioni sull’offerta di concentrati, i treatment charges fortemente negativi e la ridotta disponibilità di metallo che stanno caratterizzando la filiera internazionale dello zinco.

Alle sue spalle troviamo stagno e rame, entrambi ancora positivi sul mese ma entrati in una fase di consolidamento.

Lo stagno quota 55.900 $/t e conserva un rialzo mensile del 4,98%, dopo un +2,27% sulle tre settimane. Le ultime sedute mostrano però un rallentamento evidente: -0,36% sulle due settimane e -0,31% nell’ultima. Il mercato sembra quindi aver perso parte dell’impulso rialzista precedente, senza per il momento compromettere il saldo positivo accumulato da fine luglio.

Una dinamica simile emerge sul rame, che si mantiene su livelli molto elevati a 14.291 $/t. La performance mensile resta robusta, pari al +4,95%, e quella sulle tre settimane raggiunge il +3,30%. Tuttavia, nell’ultima settimana il metallo ha perso l’1,75%, mostrando come i compratori stiano diventando più prudenti dopo il precedente avanzamento.

Il rame rimane quindi strutturalmente sostenuto, ma nel brevissimo periodo sembra attraversare una fase di assestamento e prese di profitto.

Alluminio Positivo Sul Mese, Ma Senza Una Direzione Forte

L’alluminio presenta una configurazione più laterale. A 3.227 $/t, il metallo conserva un progresso dell’1,64% nell’ultimo mese e dello 0,97% sulle tre settimane, ma registra una flessione dello 0,65% nell’ultima settimana e dell’1,60% sulle due.

Il quadro suggerisce che la spinta rialzista non sia scomparsa, ma abbia perso intensità. Dopo le tensioni sull’offerta fisica che avevano caratterizzato i mesi precedenti, il mercato sembra aver trovato temporaneamente una zona di equilibrio.

La tenuta del saldo mensile positivo impedisce di parlare di una vera inversione, ma le performance più recenti mostrano che l’alluminio non dispone, almeno per ora, dello stesso momentum dello zinco.

Nichel E Piombo Restano Gli Anelli Deboli

Più fragile appare il quadro del nichel, che quota 16.860 $/t. Il metallo recupera l’1,72% nell’ultima settimana e lo 0,69% sulle due, ma questi movimenti non sono sufficienti a cancellare la debolezza precedente: sulle tre settimane il saldo è ancora negativo dell’1,40% e sull’intero mese raggiunge -2,01%.

Il recente recupero deve quindi essere letto soprattutto come un tentativo di stabilizzazione dopo una fase ribassista, più che come l’avvio già confermato di una nuova tendenza positiva.

Anche il piombo, a 1.857 $/t, mostra una struttura relativamente debole. I guadagni dello 0,60% nell’ultima settimana, dello 0,90% sulle due e dello 0,30% sulle tre non bastano infatti a riportare in positivo il bilancio mensile, ancora pari a -0,46%.

Il mercato appare sostanzialmente laterale, privo di un catalizzatore abbastanza forte da generare una direzione convincente.

Performance Metalli Cash $/ton

Performance Metalli Cash $/ton

L’Euro Ridimensiona Le Performance

Il quadro cambia in maniera significativa osservando le quotazioni LME Cash convertite in euro.

L’indice aggregato scende a 2.735,14 punti e registra perdite su tutti gli orizzonti: -1,14% nell’ultima settimana, -1,43% sulle due, -1,83% sulle tre e -2,78% nell’ultimo mese.

Il confronto con l’indice in dollari, invariato su tutti gli stessi intervalli, evidenzia immediatamente il peso della componente valutaria.

Per un utilizzatore dell’Eurozona, quindi, l’andamento del cambio ha assorbito una parte importante dei rialzi registrati dalle materie prime in dollari, modificando sensibilmente la percezione del mercato e il costo effettivo degli approvvigionamenti.

L’effetto è evidente sull’alluminio. In dollari il metallo guadagna l’1,64% nell’ultimo mese; espresso in euro, a 2.758,21 €/t, registra invece una flessione dell’1,19%. Sulle due settimane il divario è altrettanto significativo: -1,60% in dollari contro -3,01% in euro.

Il movimento valutario ha quindi trasformato una modesta performance mensile positiva in una variazione negativa per il compratore europeo.

Il Nichel Amplifica Le Perdite In Euro

Il caso più evidente di debolezza rimane però il nichel.

La quotazione Cash in euro si attesta a 14.410,75 €/t e il bilancio mensile scende al -4,73%, contro il -2,01% registrato in dollari.

Anche sulle tre settimane la perdita raggiunge il 3,20%, mentre sulle due settimane il metallo cede lo 0,76%. Soltanto l’ultima settimana torna leggermente positiva, con un +0,56%.

La lettura rimane pertanto prudente: il rimbalzo più recente non è ancora sufficiente a invertire una struttura che, nell’orizzonte mensile, resta la più debole dell’intero paniere LME analizzato.

Anche il piombo risente dell’effetto valutario. A 1.587,23 €/t, perde il 3,23% nell’ultimo mese, rispetto al più contenuto -0,46% osservato in dollari.

Rame E Stagno Resistono Anche In Euro

Più interessante è il comportamento di rame e stagno, perché entrambi riescono a mantenere una performance mensile positiva anche dopo la conversione valutaria.

Il rame, a 12.214,95 €/t, guadagna ancora il 2,03% nell’ultimo mese e l’1,42% sulle tre settimane. Nel breve periodo, tuttavia, emerge chiaramente la correzione: -1,08% sulle due settimane e soprattutto -2,87% nell’ultima.

La differenza rispetto al +4,95% mensile in dollari mostra quanto il cambio abbia ridimensionato il rally per gli operatori europei, senza però cancellarlo completamente.

Lo stagno, a 47.779,41 €/t, mantiene un incremento mensile del 2,06% e dello 0,40% sulle tre settimane. Anche qui, tuttavia, le ultime rilevazioni mostrano una perdita di momentum, con -1,78% sulle due settimane e -1,45% nell’ultima.

Rame e stagno si trovano quindi in una posizione intermedia: la struttura costruita nell’ultimo mese resta positiva, ma il breve periodo segnala una fase di raffreddamento.

Lo Zinco È L’Unico Metallo A Rafforzarsi Su Tutti Gli Orizzonti

Il dato più significativo dell’intero confronto emerge ancora una volta dallo zinco.

3.401,83 €/t, il metallo registra +1,54% nell’ultima settimana, +3,65% sulle due, +5,31% sulle tre e +6,50% nell’ultimo mese.

Lo zinco è quindi non soltanto il miglior metallo del paniere in dollari, ma anche l’unico a presentare una progressione positiva e crescente su tutti gli orizzonti temporali anche in euro.

Il confronto con il resto del comparto è netto. Mentre il cambio trasforma in negativo la performance mensile dell’alluminio e amplifica le perdite di nichel e piombo, lo zinco mantiene un rialzo del 6,50% per il compratore europeo.

Ancora più significativa è la distanza rispetto all’indice generale: nell’ultimo mese il paniere dei non ferrosi perde il 2,78% in euro, mentre lo zinco guadagna il 6,50%. Lo spread di performance sfiora quindi i 9,3 punti percentuali.

Non siamo di fronte a un semplice movimento generalizzato delle commodity industriali: lo zinco sta sviluppando una dinamica propria.

Performance Metalli Cash €/ton Bloomberg

Zinco: Mercato Fermo In Superficie, Ma Sempre Più Teso Sotto Il Profilo Dell’Offerta

Il mercato globale dello zinco sta attraversando una fase apparentemente contraddittoria. In Europa e negli Stati Uniti l’attività spot resta debole, i consumatori acquistano con prudenza e la domanda industriale continua a mostrare pochi segnali di accelerazione. Eppure, i premi fisici resistono su livelli elevati e i treatment charges sui concentrati continuano a scendere in territorio sempre più negativo.

È proprio questa divergenza a rendere il mercato particolarmente interessante. La debolezza della domanda non sta producendo un eccesso di metallo disponibile. Al contrario, la filiera continua a essere condizionata da una disponibilità limitata di concentrati, costi energetici elevati, difficoltà logistiche e una struttura della curva LME che rende costoso mantenere scorte.

Il risultato è un mercato nel quale la domanda non è abbastanza forte da generare un rally, ma l’offerta non è abbastanza abbondante da consentire una vera correzione dei premi.

Stati Uniti: Premi Stabili E Mercato In Attesa

Negli Stati Uniti, il mercato spot dello zinco ha mantenuto una sorprendente stabilità durante la prima metà di agosto. Il premio per i lingotti Special High Grade, con purezza minima del 99,995% e consegna DDP nel Midwest, è rimasto compreso tra 17 e 19 centesimi per libbra, una fascia invariata dal 7 luglio.

Premio Zinco SHG 99,995% Lingotto DDP – USA – Midwest $/lb – Powered by Commodity Evolution

La permanenza del premio sugli stessi livelli per oltre un mese suggerisce un equilibrio relativamente maturo tra domanda e disponibilità fisica. Tuttavia, questa stabilità non deve essere confusa con una maggiore vivacità del mercato: gli scambi restano contenuti e gli acquirenti continuano a coprire prevalentemente le necessità immediate.

A differenza del rame, maggiormente esposto alle incertezze sui potenziali dazi statunitensi e alle oscillazioni dell’arbitraggio CME-LME, lo zinco non presenta al momento un catalizzatore immediato capace di modificare rapidamente il premio.

La calma americana appare quindi più strutturata: poche pressioni rialziste, ma anche una disponibilità sufficiente a impedire un movimento ribassista significativo.

Europa: La Scarsità Prevale Sulla Debolezza Dei Consumi

È in Europa che emerge con maggiore chiarezza il paradosso dello zinco.

La domanda industriale è debole, le chiusure estive hanno ridotto ulteriormente l’attività manifatturiera e durante le ultime sessioni non sono state segnalate operazioni spot particolarmente liquide. Nonostante questo, i premi continuano a resistere.

Le valutazioni Commodity Evolution per lo zinco SHG duty-paid FCA Rotterdam e FCA Anversa sono rimaste entrambe a 300-330 $/t, mentre in Italia il premio FCA si mantiene a 315-350 $/t e quello DDP a 340-365 $/t.

Premio Zinco Alta Purezza FCA – Olanda – Rotterdam $/ton – Powered by Commodity Evolution

Il messaggio del mercato è chiaro: i premi restano alti non perché i consumatori stiano aumentando gli ordini, ma perché manca metallo disponibile da vendere.

Numerosi produttori avrebbero ridotto la produzione e dispongono di quantità limitate da destinare al mercato spot. Gli elevati costi dell’elettricità, le difficoltà logistiche lungo alcune rotte internazionali e soprattutto la scarsità di concentrati stanno comprimendo l’offerta di metallo raffinato.

In questo contesto, anche una domanda modesta è sufficiente a impedire un ribasso significativo dei premi.

Backwardation: Meno Scorte E Ancora Meno Liquidità

A complicare ulteriormente il quadro europeo è la struttura della curva LME.

Lo spread cash-to-three-month dello zinco mostrava il 18 agosto una backwardation di circa 71 $/t, sostanzialmente invariata rispetto alla settimana precedente.

In una configurazione di backwardation, detenere metallo fisico diventa costoso. Il prezzo cash superiore rispetto alle scadenze future penalizza chi acquista materiale per conservarlo in magazzino, perché al costo finanziario e logistico si aggiunge quello legato al rinnovo delle coperture.

Per questo motivo, molti commercianti stanno evitando di costruire nuove scorte e acquistano soltanto il materiale necessario per soddisfare ordini già confermati.

La conseguenza è apparentemente paradossale: la backwardation riduce l’interesse ad accumulare inventario, ma proprio questo comportamento limita ulteriormente il metallo immediatamente disponibile e contribuisce a sostenere i premi.

Il mercato resta quindi poco liquido non soltanto per la debolezza della domanda, ma anche perché pochi operatori sono disposti ad assumersi il costo di mantenere posizioni fisiche.

Treatment Charges Negativi: Il Vero Segnale DellaScarsità

Il segnale più forte delle tensioni nella filiera arriva dal mercato dei concentrati.

I treatment charges spot per i concentrati di zinco CIF Cina sono scesi a -90/-130 $/t, rispetto alla precedente fascia di -80/-120 $/t.

Si tratta di livelli eccezionalmente bassi. In condizioni normali, una fonderia riceve un compenso dal produttore minerario per trasformare il concentrato in metallo raffinato. Quando i TC diventano negativi, il rapporto economico si ribalta: sono le fonderie a dover riconoscere condizioni sempre più favorevoli ai produttori minerari pur di assicurarsi la materia prima.

Questo significa che la capacità di fusione disponibile è superiore alla quantità di concentrato facilmente reperibile.

La produzione mineraria mondiale di zinco è diminuita dello 0,9% tra gennaio e maggio 2026 rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre la capacità di raffinazione resta elevata. Il risultato è una competizione crescente tra smelter per una disponibilità di concentrati che non cresce allo stesso ritmo.

Cina: Concentrati Scarsi Ma Importazioni Poco Convenienti

La Cina rappresenta il punto in cui questa tensione diventa ancora più evidente.

Nonostante i TC fortemente negativi, le fonderie cinesi non stanno aumentando indiscriminatamente gli acquisti di concentrati esteri. A frenare il mercato è soprattutto l’arbitraggio d’importazione, che resta estremamente sfavorevole.

Il 14 agosto, il calcolo Commodity Evolution indicava una perdita di circa 642,93 $/t sulle importazioni di zinco.

In altre parole, acquistare concentrato all’estero, trasportarlo in Cina e trasformarlo in metallo raffinato continua a essere economicamente poco conveniente rispetto all’utilizzo di materia prima domestica.

Per questo motivo, le fonderie stanno diventando molto selettive. I concentrati standard e privi di sottoprodotti trovano poca liquidità, mentre i carichi ricchi di rame, argento, oro o altri metalli recuperabili vengono acquistati anche a TC particolarmente negativi, perché i ricavi accessori permettono di compensare parzialmente la perdita sulla lavorazione dello zinco.

Il mercato non sta quindi premiando semplicemente la disponibilità di concentrato, ma la qualità economica complessiva del carico.

I Sottoprodotti Diventano Una Parte Essenziale Del Margine

In una fase di TC negativi, la redditività delle fonderie dipende sempre meno dal solo zinco.

I carichi contenenti metalli secondari possono offrire un valore aggiuntivo importante. Durante la lavorazione, infatti, le fonderie possono recuperare rame, argento, oro e altri elementi e monetizzarli separatamente.

Alcune operazioni recenti relative a concentrati ricchi di sottoprodotti sono state concluse con TC tra -110 e -120 $/t, mentre per materiali standard l’attività si è concentrata maggiormente intorno a -100 $/t.

Anche il prezzo dell’acido solforico svolge un ruolo importante. L’acido viene prodotto durante la lavorazione dei concentrati solforati e rappresenta una fonte accessoria di ricavo per molte fonderie. Il recente indebolimento del suo prezzo in Cina ha quindi ridotto ulteriormente la capacità degli impianti di assorbire TC negativi.

In un mercato così stretto, ogni componente del margine industriale diventa decisiva.

Le Fonderie Guardano Già All’Inverno

Nonostante la debolezza degli acquisti spot, alcune fonderie cinesi hanno già iniziato a coprire parte del fabbisogno per il quarto trimestre e per l’inizio del prossimo anno.

Sono state segnalate operazioni future concluse a condizioni ancora più aggressive rispetto ai livelli spot, segnale che alcuni operatori preferiscono accettare oggi TC fortemente negativi piuttosto che rischiare una carenza di materia prima durante l’inverno.

La logica è difensiva. Una fonderia che non riesce a procurarsi concentrato sufficiente può essere costretta a ridurre i tassi di utilizzo, con costi operativi potenzialmente superiori alla perdita derivante da un contratto poco remunerativo.

Questa dinamica potrebbe diventare particolarmente importante nei prossimi mesi. Se più fonderie iniziassero contemporaneamente a ricostituire le scorte invernali, la competizione per i carichi disponibili potrebbe intensificarsi ulteriormente.

Le Miniere Mantengono Il Controllo Della Negoziazione

Il potere contrattuale resta saldamente nelle mani dei produttori minerari.

Alcuni tender internazionali sono stati aggiudicati con treatment charges tra -130 e -150 $/t, livelli ancora più aggressivi rispetto al mercato spot cinese.

Tra le origini coinvolte figurano carichi provenienti dalla miniera Century in Australia e da Bunavistia in Messico.

La capacità delle miniere di collocare materiale a queste condizioni conferma che la scarsità non è soltanto percepita: il concentrato qualificato disponibile sul mercato internazionale è insufficiente rispetto alle necessità della capacità di fusione globale.

Finché l’offerta mineraria non mostrerà una ripresa più evidente, sarà difficile assistere a una normalizzazione significativa dei TC.

Importazioni Cinesi: Crolla Lo Zinco Raffinato, Tengono I Concentrati

I dati doganali cinesi di luglio aggiungono un altro tassello importante.

Le importazioni di zinco raffinato sono scese a appena 5.130 tonnellate, con un calo del 71,3% rispetto a luglio 2025. Nei primi sette mesi dell’anno, gli acquisti hanno raggiunto 64.723 tonnellate, in diminuzione del 69,2% su base annua.

Si tratta di una delle contrazioni più profonde tra tutti i metalli non ferrosi analizzati.

Diversa la dinamica dei concentrati. Le importazioni di minerale e concentrato di zinco hanno raggiunto 425.600 tonnellate a luglio, in aumento del 17,3% rispetto a giugno. Nei primi sette mesi, i volumi cumulati sono cresciuti del 4,8% su base annua.

Il contrasto è significativo: la Cina sta importando molto meno metallo raffinato, ma continua a mantenere elevato l’approvvigionamento di materia prima da lavorare internamente.

Questo conferma la centralità delle fonderie domestiche nella strategia di approvvigionamento cinese, anche se la redditività delle importazioni di concentrato resta estremamente compressa.

La Cina Sta Cambiando La Composizione Dei Flussi

Il comportamento dello zinco si inserisce in una tendenza più ampia osservata nei dati delle dogane cinesi.

Pechino sta progressivamente modificando la composizione delle proprie importazioni: in diversi mercati diminuiscono gli acquisti di metallo raffinato, mentre aumenta o rimane elevato il peso di minerali, concentrati e materie prime da trasformare internamente.

Nel rame cresce il rottame mentre diminuisce il raffinato; nel nichel aumentano gli acquisti di minerale a fronte di una contrazione di numerosi prodotti intermedi; nello zinco il fenomeno è ancora più evidente.

Questa strategia può consentire alla Cina di mantenere maggiore controllo sulla fase di trasformazione industriale e sul valore aggiunto della filiera, ma aumenta al tempo stesso la dipendenza dalla disponibilità globale di materie prime.

Nel caso dello zinco, proprio questa disponibilità rappresenta oggi il principale punto di tensione.

Nord E Sud Europa Sempre Più Vicini

Un altro cambiamento interessante riguarda la progressiva riduzione della distanza tra i premi dello zinco nel Nord e nel Sud Europa.

Storicamente, il mercato italiano tendeva a presentare premi sensibilmente superiori rispetto a Rotterdam e Anversa, anche per una minore varietà di marchi e origini disponibili.

Negli ultimi mesi, però, la scarsità nel Nord Europa ha aumentato il valore delle poche unità presenti sul mercato, mentre la debolezza della domanda italiana ha limitato la capacità dei venditori del Sud Europa di mantenere differenziali molto ampi.

La distanza tra le due aree si è così ridotta a poche decine di dollari per tonnellata.

Questo processo suggerisce che la scarsità sta diventando sempre più uniforme sul mercato europeo, riducendo le tradizionali differenze regionali.

Un Mercato Debole, Ma Non Abbondante

Lo zinco si trova quindi in una situazione insolita.

La domanda europea è debole. Il mercato italiano è praticamente fermo. Gli operatori americani continuano a muoversi con prudenza. In Cina, le importazioni di metallo raffinato sono crollate e l’arbitraggio rende poco convenienti molti acquisti di concentrati esteri.

Eppure, il mercato non mostra i segnali tipici di una fase di abbondanza.

I premi fisici restano elevati, la backwardation scoraggia la costruzione di scorte, i TC sono profondamente negativi e le miniere mantengono un forte potere negoziale.

La debolezza della domanda e la scarsità dell’offerta stanno quindi convivendo nello stesso momento.

È questa la caratteristica principale del mercato dello zinco nell’estate 2026.

Prospettive: Il Quarto Trimestre Sarà Il Vero Test

Il passaggio dall’estate al quarto trimestre rappresenterà il momento decisivo.

Se la produzione industriale europea tornerà a crescere dopo le chiusure stagionali e se le fonderie cinesi intensificheranno la ricostituzione delle scorte per l’inverno, il mercato potrebbe trovarsi rapidamente sotto maggiore pressione.

In presenza di una disponibilità di concentrati ancora limitata, anche un recupero moderato della domanda potrebbe essere sufficiente a rafforzare i premi e mantenere i treatment charges su livelli estremamente negativi.

Al contrario, una domanda ancora debole potrebbe limitare la trasmissione della scarsità mineraria ai prezzi del metallo raffinato, lasciando il mercato in una situazione simile a quella attuale: poca liquidità, poco metallo e quotazioni fisiche sorprendentemente resistenti.

Per ora, il segnale più importante arriva da monte.

Lo zinco non sta affrontando una crisi di domanda, ma nemmeno un mercato abbondante. Sta attraversando una fase in cui la scarsità della materia prima è abbastanza forte da sostenere i premi, ma non ancora accompagnata da consumi sufficienti a generare un vero rally.

Ed è proprio questo equilibrio fragile tra filiera mineraria sotto pressione e domanda finale incerta che determinerà la direzione del mercato nei prossimi mesi.

Zinco LME: Settembre Si Apre Con Un Trend Ancora Rialzista

Lo zinco LME a tre mesi arriva alle porte di settembre 2026 in una posizione di forza. Dopo aver attraversato una fase molto più irregolare tra aprile e luglio, il metallo ha accelerato durante agosto fino a riportarsi in area 3.800 $/t, sui massimi del periodo osservato.

L’ultima seduta visibile sul grafico mostra una chiusura intorno a 3.800 $/t, dopo un massimo superiore a 3.808 $/t. Il dato più interessante, tuttavia, non è soltanto il livello raggiunto, ma la struttura con cui il mercato vi è arrivato: dalla correzione di marzo il prezzo ha progressivamente costruito minimi e massimi crescenti, con ogni fase di debolezza assorbita a livelli superiori rispetto alla precedente.

La configurazione resta quindi rialzista, anche se l’ingresso in area 3.800 $/t porta il mercato davanti a un passaggio tecnico importante. Settembre dovrà dimostrare se lo zinco dispone ancora della forza necessaria per trasformare il rally estivo in una nuova gamba ascendente oppure se, dopo l’accelerazione di agosto, sarà necessaria una fase di consolidamento.

Agosto Ha Cambiato Il Passo Del Mercato

La prima parte dell’estate era stata caratterizzata da una dinamica relativamente laterale, con lo zinco prevalentemente confinato tra 3.450 e 3.600 $/t. Da fine luglio, però, il comportamento dei prezzi è cambiato.

Il superamento dell’area 3.600 $/t ha aperto una fase di accelerazione che ha portato rapidamente il contratto verso 3.700-3.750 $/t, trasformando quella che fino a poche settimane prima rappresentava una fascia di resistenza in una nuova area di sostegno.

Anche le correzioni osservate nel corso di agosto sono state rapidamente riassorbite. Questo comportamento segnala che la pressione in acquisto resta presente e che gli arretramenti vengono ancora utilizzati per ricostruire posizioni, invece di innescare una vera fase di distribuzione.

Il ritorno sopra 3.750 $/t e il successivo attacco a 3.800 $/t rafforzano quindi la lettura di un mercato che, per il momento, mantiene una struttura positiva.

Zinco LME 3M $/ton – Powered by Commodity Evolution

Il Momentum Resta Positivo, Ma L’Accelerazione Sta Rallentando

L’indicatore di momentum nella parte inferiore del grafico aggiunge però una sfumatura importante.

Il movimento rialzista iniziato tra fine luglio e inizio agosto è stato accompagnato da un deciso miglioramento dell’indicatore, con il ritorno in territorio positivo e un progressivo ampliamento della componente rialzista.

Nelle ultime sedute, tuttavia, la distanza tra le due linee del momentum si è ridotta e l’istogramma è tornato vicino allo zero.

Non si tratta ancora di un segnale ribassista, ma suggerisce che la velocità del movimento sta diminuendo proprio mentre il prezzo testa i massimi.

Questo rende area 3.800-3.820 $/t particolarmente importante: una rottura accompagnata da una nuova accelerazione del momentum rafforzerebbe nettamente lo scenario rialzista; al contrario, ripetuti fallimenti su questi livelli potrebbero aprire una fase di consolidamento.

La Soglia Dei 3.800 Dollari Diventa Il Primo Test Di Settembre

Il livello attuale rappresenta la prima vera resistenza da monitorare.

Il mercato sta tentando di stabilizzarsi sopra 3.800 $/t, ma per trasformare questo movimento in un breakout convincente serviranno chiusure ripetute sopra l’area 3.800-3.820 $/t.

Se ciò avvenisse, il grafico lascerebbe relativamente poco spazio tecnico prima della successiva soglia psicologica.

Il primo obiettivo diventerebbe 3.900 $/t, mentre un’estensione del movimento potrebbe portare lo zinco verso 3.950-4.000 $/t.

La soglia dei 4.000 $/t rappresenterebbe naturalmente un livello molto più impegnativo, sia dal punto di vista tecnico sia psicologico. Per raggiungerla durante settembre sarebbe probabilmente necessario un ulteriore deterioramento delle condizioni lato offerta oppure un ritorno più deciso degli acquisti dopo la pausa estiva.

Target Di Prezzo Per Settembre 2026

Scenario base: 3.650-3.900 $/t, con prevalenza di una fase di consolidamento nella parte alta del range e tentativi di superamento dei massimi di agosto.

Settembre Sarà Il Test Tra Scarsità E Domanda

Lo zinco entra quindi nel mese di settembre con una configurazione decisamente più forte rispetto all’inizio dell’estate.

Il prezzo ha raggiunto nuovi massimi, la struttura tecnica resta rialzista e soprattutto le tensioni a monte della filiera continuano a offrire un supporto fondamentale difficilmente ignorabile.

Resta però una grande incognita: la domanda.

Finora il rally è avvenuto in presenza di consumi europei ancora deboli e di un mercato cinese estremamente selettivo. Questo significa che buona parte della forza dello zinco continua a dipendere dalla scarsità piuttosto che da una vera accelerazione del ciclo industriale.

Ed è proprio questo elemento a rendere settembre particolarmente interessante.

Se la ripresa dell’attività dopo la pausa estiva dovesse incontrare una filiera ancora caratterizzata da concentrati scarsi, treatment charges profondamente negativi e bassi livelli di disponibilità fisica, il mercato potrebbe avere le condizioni per tentare l’area dei 4.000 $/t.

Se invece la domanda continuerà a deludere, l’attuale rallentamento del momentum potrebbe tradursi in una fase di consolidamento verso 3.700-3.650 $/t.

Per il momento, quindi, il bias resta rialzista, ma settembre dovrà confermare che dietro il rally estivo esiste abbastanza domanda da trasformare la scarsità della materia prima in un nuovo avanzamento dei prezzi.


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