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Il Conflitto Nel Golfo E Il Nuovo Shock Logistico Per Il Commercio GlobaleL’escalation militare tra Stati Uniti, Israele e Iran sta producendo un effetto immediato sulle catene logistiche internazionali, con conseguenze che potrebbero diventare sempre più rilevanti per il commercio globale qualora il conflitto dovesse prolungarsi nel tempo.

Gli attacchi condotti nel fine settimana e la successiva risposta iraniana contro diversi obiettivi nella regione hanno infatti generato una serie di disruzioni operative nelle rotte marittime e nei trasporti internazionali.

Uno dei punti più critici riguarda lo Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più strategici del pianeta.

All’inizio della settimana almeno sei petroliere presenti nello stretto o nelle sue immediate vicinanze sono state colpite da attacchi, generando un clima di forte tensione per la navigazione commerciale.

La situazione ha portato di fatto alla chiusura del corridoio marittimo già dalla giornata di domenica, anche se l’annuncio ufficiale da parte delle autorità iraniane è arrivato solo il giorno successivo.

Questo passaggio marittimo rappresenta una delle arterie più importanti per il commercio energetico e containerizzato globale, e qualsiasi interruzione prolungata può avere impatti significativi sui flussi commerciali tra Asia, Medio Oriente ed Europa.

Nel tentativo di mantenere attivi i traffici energetici, l’amministrazione statunitense ha annunciato la possibilità di fornire copertura assicurativa e scorte navali alle petroliere che attraversano lo stretto.

Tuttavia, diversi osservatori del settore logistico e marittimo hanno espresso dubbi sulla reale fattibilità e sulla rapidità con cui tali misure potrebbero essere implementate.

Container Shipping In Crisi: Le Compagnie Deviano Le Rotte

Le tensioni nel Golfo stanno già provocando importanti ripercussioni anche sul trasporto containerizzato internazionale.

Uno dei segnali più evidenti della crisi si è registrato nel porto di Jebel Ali a Dubai, il più grande hub container del Medio Oriente. Le operazioni sono state temporaneamente sospese dopo un incendio causato dall’intercettazione di un attacco aereo nella notte di sabato, anche se le attività portuali sono riprese nella giornata di lunedì.

Nonostante la riapertura, la situazione rimane estremamente complessa.

Con lo Stretto di Hormuz chiuso e i rischi di sicurezza elevati, le principali compagnie di navigazione stanno ridisegnando le rotte commerciali per evitare la regione.

Tra le principali misure adottate figurano:

  • sospensione di nuove prenotazioni;

  • cancellazione di partenze programmate;

  • deviazione delle navi verso rotte alternative.

Alcuni dei più grandi operatori globali del trasporto containerizzato hanno già adottato decisioni drastiche.

Ad esempio, Hapag-Lloyd e MSC hanno sospeso le prenotazioni dai porti del Golfo Persico e verso tali destinazioni, includendo anche porti situati sul lato del Golfo di Oman, come quelli degli Emirati Arabi Uniti e dell’Oman, a causa della loro vicinanza geografica all’area di crisi.

Allo stesso modo, CMA CGM ha deciso di interrompere temporaneamente tutte le prenotazioni da e verso i porti del Golfo Persico.

La compagnia Maersk, invece, ha sospeso le spedizioni di merci refrigerate verso l’intera regione, oltre alle prenotazioni in partenza dall’India verso il Golfo, principalmente a causa dei tempi di transito troppo brevi che aumentano il rischio operativo.

Tuttavia, Maersk continua per il momento ad accettare alcune prenotazioni generali dal Far East, un segnale che potrebbe indicare un certo grado di ottimismo sulla possibilità che lo Stretto di Hormuz venga riaperto in tempi relativamente brevi.

Container Accumulati E Rischio Congestione Nei Porti Asiatici

Le decisioni delle principali compagnie di navigazione stanno già generando ritardi di durata incerta per le spedizioni dirette verso la regione del Golfo Persico.

La cancellazione di diverse partenze ha infatti prodotto un rapido accumulo di container destinati al Golfo, con il rischio di congestione nei terminal portuali di origine.

Uno dei primi segnali di pressione sulla rete logistica riguarda l’India, dove i container diretti verso il Medio Oriente stanno iniziando ad accumularsi nei piazzali portuali, aumentando la probabilità di congestioni operative nei prossimi giorni.

Se la situazione dovesse prolungarsi, gli effetti potrebbero estendersi anche ad altri porti asiatici, creando collo di bottiglia logistici che potrebbero coinvolgere anche spedizionieri non direttamente collegati alle rotte del Golfo.

Nel frattempo, le navi che continuano a navigare verso la regione stanno deviando parte dei carichi verso porti alternativi, con l’obiettivo di scaricare temporaneamente le merci in hub logistici più sicuri.

Tra i principali punti di transhipment utilizzati in questa fase figurano:

  • Singapore

  • Malesia

  • Sri Lanka

Questi hub logistici rappresentano alcuni dei più importanti centri di smistamento container del commercio globale.

Un fenomeno simile si era già verificato durante la crisi del Mar Rosso nel 2024, quando il trasferimento dei flussi verso porti di transhipment aveva provocato forti congestioni operative.

Questa volta, tuttavia, gli operatori ritengono che l’impatto potrebbe essere più contenuto, grazie a volumi di traffico leggermente inferiori e a una maggiore capacità portuale disponibile.

Un Impatto Ancora Locale Ma Con Rischi Globali

Per il momento, gli effetti della guerra sul mercato dei container rimangono relativamente circoscritti alla regione del Golfo.

Molti operatori logistici segnalano infatti che le operazioni in altre parti del mondo continuano a funzionare regolarmente. Tuttavia, la durata del conflitto rappresenta il principale fattore di rischio per l’evoluzione della situazione.

Lo Stretto di Hormuz gestisce circa il 2-3% del traffico container globale, una quota apparentemente limitata ma strategicamente rilevante per diverse catene di approvvigionamento regionali.

Secondo alcune stime, circa cento navi portacontainer risultano attualmente bloccate nel Golfo Persico, con una quota di capacità globale coinvolta che potrebbe variare tra meno dell’1% e circa il 10% della capacità effettiva disponibile.

Gli esperti del settore concordano su un punto fondamentale: più a lungo queste navi e le relative attrezzature resteranno fuori dal circuito operativo globale, maggiore sarà l’impatto sulla disponibilità di capacità e container nei porti asiatici.

Quando il traffico attraverso lo stretto riprenderà, inoltre, è probabile che si verifichi un fenomeno di “vessel bunching”, cioè l’arrivo simultaneo di numerose navi nei porti dopo ritardi accumulati.

Questo fenomeno può provocare ulteriori congestioni nei terminal portuali, rallentando le operazioni di carico e scarico. In combinazione con l’aumento dei costi del carburante, questi fattori potrebbero spingere al rialzo le tariffe di trasporto anche su rotte non direttamente collegate al Golfo Persico.

Tariffe Marittime In Aumento E Nuove Pressioni Sui Costi

L’impatto della crisi geopolitica sta iniziando a riflettersi anche sui costi del trasporto marittimo, almeno per le rotte direttamente colpite dalla chiusura dello Stretto di Hormuz.

Per il momento gli aumenti dei noli riguardano soprattutto i container destinati ai porti del Golfo Persico, dove diverse compagnie stanno applicando sovrapprezzi straordinari per coprire i rischi operativi e assicurativi legati al conflitto.

Una delle misure più significative è stata annunciata da CMA CGM, che ha introdotto un sovrapprezzo di emergenza pari a 3.000 dollari per container da quaranta piedi (FEU) destinato alla regione del Golfo.

Anche altri operatori stanno applicando tariffe aggiuntive per le spedizioni deviate verso porti alternativi, aumentando ulteriormente i costi logistici per gli esportatori e gli importatori coinvolti.

L’effetto di queste misure è stato immediatamente visibile nei prezzi del trasporto.

Il Conflitto Nel Golfo E Il Nuovo Shock Logistico Per Il Commercio Globale

Baltic Dry Index in $ – Powered by Commodity Evolution

Le tariffe per i container sulla rotta Shanghai–Jebel Ali sono passate in pochi giorni da circa 1.800 dollari per container da quaranta piedi a oltre 4.000 dollari, riflettendo sia i sovrapprezzi straordinari sia l’incertezza operativa generata dal conflitto.

Al contrario, sulle principali rotte commerciali est-ovest i prezzi sono rimasti relativamente stabili, anche perché il mercato sta ancora uscendo dal periodo di rallentamento stagionale legato al Capodanno Lunare.

Il Conflitto Minaccia Anche Il Mar Rosso

Le tensioni militari nella regione stanno iniziando a generare preoccupazioni anche per la sicurezza delle rotte marittime nel Mar Rosso.

Il movimento Houthi, che aveva sospeso gli attacchi contro le navi commerciali a partire da ottobre, ha minacciato di riprendere le operazioni militari contro il traffico marittimo internazionale.

Al momento non sono stati segnalati nuovi attacchi, ma il solo rischio di una riapertura delle ostilità sta già influenzando le decisioni operative delle compagnie di navigazione. Alcuni operatori che avevano ripreso alcune rotte attraverso il Mar Rosso hanno già deciso di deviare nuovamente le navi lungo la rotta alternativa attorno al Capo di Buona Speranza.

Questa deviazione comporta un significativo allungamento dei tempi di viaggio tra Asia ed Europa, oltre a un aumento dei costi di carburante e delle spese operative.

Di conseguenza, la prospettiva di un ritorno alla piena operatività delle rotte del Mar Rosso potrebbe allontanarsi ancora una volta.

Il Trasporto Aereo Rischia Un Impatto Ancora Maggiore

Se nel settore marittimo gli effetti della crisi sono per ora relativamente circoscritti, nel trasporto aereo le conseguenze potrebbero essere ancora più immediate e significative.

Le operazioni militari iraniane hanno infatti preso di mira diversi aeroporti strategici della regione, tra cui:

  • Abu Dhabi;

  • Bahrain;

  • Kuwait;

  • Dubai.

A seguito degli attacchi, diversi aeroporti e spazi aerei sono stati temporaneamente chiusi, provocando l’interruzione di numerosi collegamenti aerei internazionali.

Queste chiusure stanno già influenzando le spedizioni di merci da e verso il Medio Oriente, creando ritardi e interruzioni nei flussi logistici globali. Il problema è particolarmente rilevante perché alcune delle principali compagnie cargo del mondo operano proprio attraverso hub mediorientali.

Tra queste figurano:

  • Qatar Airways Cargo;

  • Emirates SkyCargo;

  • Etihad Cargo.

Insieme, questi operatori rappresentano circa il 13% della capacità globale del trasporto aereo merci. I loro hub fungono inoltre da snodi fondamentali per il traffico aereo tra Asia ed Europa, rappresentando circa un quarto della capacità totale sulle rotte tra Cina ed Europa.

Distruzioni Nei Flussi Cargo Tra Asia Europa

La chiusura temporanea degli hub mediorientali sta generando forti discontinuità nelle rotte aeree globali, soprattutto per le spedizioni che collegano Asia, Europa e Stati Uniti. Molti flussi commerciali provenienti dal Sud e Sud-Est asiatico dipendono infatti dal transito attraverso gli hub cargo del Medio Oriente per raggiungere i mercati occidentali.

Con diversi voli cancellati, aeromobili bloccati a terra e hub temporaneamente inaccessibili, la capacità globale del trasporto aereo merci ha già registrato una contrazione significativa negli ultimi giorni.

Alcuni segnali indicano tuttavia che parte della capacità diretta tra Asia ed Europa sta aumentando, nel tentativo di compensare la riduzione dei collegamenti via Medio Oriente.

Nonostante questo riequilibrio, diversi spedizionieri stanno già segnalando ritardi e difficoltà nel trovare capacità disponibile, mentre molte aziende stanno cercando rotte alternative per evitare i nodi logistici più colpiti dal conflitto.

Secondo operatori del settore logistico internazionale, alcuni spedizionieri stanno iniziando a noleggiare voli cargo diretti tra Far East ed Europa o Stati Uniti, proprio per compensare la riduzione della capacità disponibile negli hub del Golfo.

Questa strategia, tuttavia, ha costi significativamente più elevati rispetto alle tradizionali rotte di transito, e potrebbe quindi tradursi rapidamente in un aumento generalizzato delle tariffe di trasporto aereo.

Nel frattempo, si teme la formazione di un arretrato di merci nei principali aeroporti asiatici, con spedizioni dirette verso Europa e Stati Uniti che potrebbero accumularsi entro la fine della settimana. Se questo scenario dovesse concretizzarsi, l’effetto combinato di backlog logistici e riduzione della capacità disponibile potrebbe provocare ulteriori ritardi e nuove pressioni sui prezzi del trasporto aereo.

Tariffe Cargo In Aumento Sulle Rotte Globali

I primi segnali di tensione sui prezzi del trasporto aereo sono già visibili in alcune rotte internazionali.

Secondo i dati disponibili sul mercato cargo globale, le tariffe di spedizione dal Sud-Est asiatico verso l’Europa sono aumentate di oltre il 6% negli ultimi giorni, raggiungendo circa 3,82 dollari per chilogrammo.

Anche le rotte dal Sud Asia verso l’Europa e gli Stati Uniti stanno registrando incrementi significativi, con prezzi in crescita rispettivamente del 3% e del 5%.

Le spedizioni tra Medio Oriente ed Europa hanno registrato un aumento di circa l’8%, con tariffe che si collocano intorno a 1,62 dollari per chilogrammo. Ancora più marcato l’incremento sulle rotte tra Cina e Stati Uniti, dove i prezzi del cargo aereo sono saliti del 15% fino a circa 6,90 dollari per chilogrammo.

Va tuttavia sottolineato che parte di questi aumenti era già iniziata prima dello scoppio del conflitto, probabilmente a causa del consueto incremento della domanda dopo la fine delle festività del Capodanno Lunare.

Nonostante questo fattore stagionale, le recenti tensioni geopolitiche stanno contribuendo ad amplificare le pressioni sui prezzi del trasporto internazionale, soprattutto nelle rotte che dipendono maggiormente dalla capacità logistica del Medio Oriente.

Il Conflitto Nel Golfo E Il Nuovo Shock Logistico Per Il Commercio Globale

Indice Globale Trasporto Aereo $/100-3000kg – Powered by Commodity Evolution

Un Nuovo Shock Per Le Catene Logistiche Globali

Il conflitto tra Iran, Stati Uniti e Israele sta dimostrando ancora una volta quanto il sistema logistico globale sia vulnerabile alle tensioni geopolitiche.

La chiusura dello Stretto di Hormuz, le deviazioni delle rotte marittime e le interruzioni del traffico aereo stanno generando una serie di effetti a catena che coinvolgono trasporto marittimo, cargo aereo e catene di approvvigionamento internazionali.

Per il momento l’impatto rimane relativamente concentrato nella regione del Golfo Persico, ma la durata del conflitto rappresenta la variabile decisiva per l’evoluzione della crisi.

Se le tensioni dovessero attenuarsi rapidamente, le rotte commerciali potrebbero tornare alla normalità nel giro di poche settimane.

Al contrario, un conflitto prolungato rischierebbe di trasformare l’attuale shock logistico in una distruzione strutturale del commercio internazionale, con effetti potenzialmente significativi sui costi di trasporto, sui tempi di consegna e sull’equilibrio delle supply chain globali.

In un’economia sempre più interconnessa, anche un singolo corridoio marittimo o un hub aeroportuale strategico può diventare il punto critico capace di ridefinire gli equilibri del commercio mondiale.

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