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Una massiccia e rapida diffusione delle energie rinnovabili è fondamentale per l’Europa per porre fine alla sua dipendenza dai combustibili fossili russi. Secondo la Commissione europea, l’energia solare sarà “il perno di questo sforzo”.

L’unico problema è che la catena di approvvigionamento solare globale è attualmente dominata dalla Cina, una dipendenza che non potrà che crescere se l’Europa continuerà a perdere capacità di produzione di metalli industriali ai ritmi attuali.

I prezzi elevati dell’energia elettrica hanno già costretto alla chiusura di fonderie di alluminio e zinco e rappresentano una “minaccia esistenziale” per l’intera catena di approvvigionamento dei metalli europei.

Il messaggio sembra essere stato recepito, tanto che la Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha promesso oggi una legge sulle materie prime critiche per aumentare l’autosufficienza metallica del blocco.

Le fonderie di alluminio europee sono state tra le prime a chiudere perché sono impianti ad alta intensità energetica, che utilizzano l’elettrolisi per convertire l’allumina in metallo.

Ma l’alluminio è uno dei metalli fondamentali per la decarbonizzazione. Uno dei suoi impieghi è quello nei pannelli solari: un megawatt di capacità fotovoltaica richiede in media 21 tonnellate di questo metallo, secondo l’European Aluminium Association.

L’Europa si trova ora nel cuore di questo paradosso: ha bisogno di più alluminio per raggiungere le sue ambizioni di capacità solare, ma non ha l’energia disponibile per produrre abbastanza alluminio.

La produzione annua di alluminio dell’Europa occidentale è scesa sotto i tre milioni di tonnellate per la prima volta in questo secolo ed è destinata a diminuire ulteriormente. La fonderia di Dunkerque in Francia, una delle più grandi d’Europa, è l’ultima ad aver annunciato una parziale riduzione della produzione.

La crisi dell’offerta regionale ha fatto impennare i premi fisici: gli acquirenti europei pagano attualmente circa 440 dollari a tonnellata rispetto al prezzo in contanti del London Metal Exchange per ottenere il metallo.

Le importazioni sono inevitabilmente aumentate, compreso il metallo grezzo dalla Cina, o almeno dalle zone di deposito doganale cinesi. Il Paese ha esportato circa 60.000 tonnellate verso i Paesi Bassi nella prima metà di quest’anno, un cambiamento senza precedenti nei normali schemi commerciali.

Il paradosso dell’alluminio si è riversato sul settore europeo dello zinco, dove due grandi fonderie sono state fermate e altre stanno modificando i ritmi di produzione nel tentativo di superare i periodi di picco energetico.

In realtà, tutta la produzione di metalli industriali utilizza quantità significative di energia, più nella fase del metallo primario che nella fase di produzione del prodotto. Ma tutti gli anelli della catena, dalla fonderia al fabbricante, sono in qualche modo danneggiati dal cambiamento di prezzo dell’energia europea.

La legge sulle materie prime critiche mira ad accelerare la creazione di capacità metalliche nazionali, dalla miniera all’impianto di lavorazione fino al riciclaggio.

La domanda chiave, tuttavia, è: quali metalli sono considerati “critici”?

Finora gran parte dell’attenzione della Commissione europea si è concentrata sugli input delle batterie dei veicoli elettrici.

Secondo Šefčovič (vicepresidente della Commissione europea), l’Alleanza europea per le batterie, lanciata nel 2017, ha generato 110 importanti progetti di batterie in tutta Europa. L’Alleanza per le materie prime critiche, lanciata nel 2020, è un’estensione della politica per garantire l’approvvigionamento di metalli per le nuove gigafabbriche.

L’elenco dei minerali critici dell’Unione Europea è di conseguenza pesantemente incentrato sui componenti delle batterie, come litio, cobalto e grafite, e sui membri esoterici della famiglia delle terre rare utilizzate nei motori elettrici.

La bauxite, da cui si ricava l’alluminio, è stata aggiunta all’elenco nel 2020, ma l’inclusione non sembra aver concentrato le menti dei politici sul destino delle fonderie di alluminio necessarie per produrre il metallo.

L’Associazione Europea dell’Alluminio ha svolto un’intensa attività di lobby contro il meccanismo di aggiustamento delle frontiere per il carbonio, sostenendo che nella sua forma attuale porterà all’estinzione della capacità produttiva europea e aumenterà la dipendenza dalle importazioni del blocco.

Ciò suggerisce una mancanza di pensiero comune all’interno della Commissione. Se la catena del valore della bauxite è davvero una risorsa critica per l’Europa, dovrebbe includere sia gli smelter che i produttori, che hanno le loro ragioni contro le tariffe d’importazione dell’UE.

Rame, nichel e zinco non compaiono nell’elenco europeo, sebbene gli Stati Uniti considerino tutti e tre i metalli critici.

L’attenzione della Commissione europea per i metalli che guardano al futuro sembra averla resa cieca nei confronti dei metalli più vecchi, anch’essi necessari per la decarbonizzazione.

Il silicio è nell’elenco dei minerali dell’UE, ma le celle fotovoltaiche non funzionano senza i pannelli di alluminio o il rame per collegare l’energia alla rete.

L’Unione Europea deve seguire gli Stati Uniti e avere una visione più ampia dei metalli di cui ha bisogno per soddisfare le sue ambizioni ecologiche, soprattutto dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia.

La Russia è stata storicamente un importante fornitore di alluminio, rame e nichel per l’Europa, ma ora è una fonte ad alto rischio dopo quella che viene definita “operazione militare speciale”.

La nuova instabilità delle forniture è un motivo in più per l’Unione Europea per rafforzare la propria capacità interna.

Per farlo, dovrebbe iniziare a proteggere ciò che già possiede, piuttosto che concentrarsi esclusivamente sulla creazione di catene di approvvigionamento completamente nuove nel settore dei metalli per batterie.

La revisione del settore energetico europeo, annunciata dalla von der Leyen, dovrebbe essere d’aiuto, ma sono necessarie ulteriori azioni di emergenza per evitare altre chiusure di metalli nei prossimi mesi invernali.

Perché l’alluminio ha un’altra lezione per i politici europei. Le riduzioni temporanee degli smelter in passato sono diventate spesso chiusure permanenti, poiché i costi di riapertura aumentano nel tempo.